Pubblicato ormai da più di dieci anni (è già anche una serie su Netflix), il Grishaverse è un universo magico in cui si svolge la saga di Alina, orfana adolescente (e te pareva… ops, l’ho detto ad alta voce?) e di vari altri personaggi.
Come sempre, queste righe che sto scrivendo non sono una recensione, quindi non scriverò della complessità della trama né analizzerò i vivaci protagonisti né spiegherò le curiose vicende editoriali per cui abbiamo letto per primi gli eventi successi dopo (d’altronde, Star Wars ormai ci ha vaccinati a tutto).
Vorrei soffermarmi per un paio di righe, invece, sull’ambientazione. Su Ravka, luogo ispirato alla Russia al tempo degli Zar, e sui suoi Grisha, persone dotate del potere speciale di manipolare gli elementi. Ci sono i Corporalki che operano sul corpo umano, per guarirlo o ferirlo o mutarlo. Ci sono gli Etherealki che governano l’acqua, il fuoco e il vento. E ci sono i Fabrikator (i miei preferiti) che modificano la materia e gli oggetti, come pozioni e polveri, vetro e acciaio.
Gran bel passo avanti (non in senso verticale ma orizzontale, di spostamento verso il diverso) rispetto agli ormai abusati Sciamani, Stregoni e compagnia bella!
Il mio amato altro sta soprattutto qui, in questa ambientazione estremamente originale. Lo dice l’autrice stessa in un’intervista: “Onestamente, per quanto mi piacciano spade e boccali di birra – e credetemi, mi piacciono davvero tanto! – volevo portare i lettori in un posto che fosse un po’ diverso.”
Un posto altro, decisamente.
Per chi volesse approfondire, questi i libri: https://www.mondadori.it/…/grisha-verse-di-leigh-bardugo/
