La quadrilogia è uscita da anni, quindi è stato già scritto tutto a riguardo.
Quanto sia appassionante da leggere, quanto sia ben strutturata, quanto abbia arricchito il genere Fantasy Steampunk, ma anche quanto i quattro volumi siano andati in calando, quanto rischi di sfociare nel romance, quanto i personaggi possano sembrare tipizzati.
Ma l’altro aspetto, l’aspetto altro, che io ho amato alla follia, è il worldbuilding: geniale. Io mi chiedo come si possa andare a letto una sera e svegliarsi la mattina dopo con in testa le ventuno arche, Anima e il Polo, Città-cielo e Babel e Chiardiluna, gli spiriti di famiglia, gli animisti e i draghi e i miraggi…
Che invidia. Avercela, quella fantasia. Con un mondo così vasto, dettagliato e unico a disposizione, come si possono notare i buchi di trama? Non si può che restare letteralmente senza fiato di fronte a un ipotetico mondo futuro così completo e complesso, originalissimo, realistico anche nelle sue assurdità, da leggere sospendendo al massimo l’incredulità e lasciando che l’autrice ci porti via, altrove, come il nome “fantasy” imporrebbe.
