LA SIGNORA IN TWEED di Charles Exbrayat (Garzanti)

Una spystorytragicommediacozycrime di un autore francese popolare e prolifico del secolo scorso (che, chissà perché, in Italia è arrivato solo da poco. E per fortuna che è arrivato!).

La protagonista Imogene è la capostipite delle protagoniste sui generis prima che le protagoniste sui generis diventassero di moda (il romanzo è del 1959). Una rossa scozzese tutta nazionalismo e whisky (senza “e”, mi raccomando), che fa la spia improvvisata come il mio gatto di 15 chili farebbe l’elefante in una cristalleria. Le vicende, rocambolesche e spericolate, sono costellate di cattivi morti in modo truculento e spesso casuale, eroi improbabilmente comici, inglesi e americani costantemente ridicolizzati, ma soprattutto un giallo che già a pagina 30 tu lettore hai capito tutto ma ti godi il resto della lettura perché vuoi troppo vedere che faccia farà Imogene quando lo capirà anche lei.

Eppure il finale, neanche a dirlo, qualche sorpresa la riserva.

Sinceramente, era parecchio che non ridevo così tanto. La scena in cui Imogene spara per la prima volta con la sua pistola-archibugio-cannone… Non si può raccontare, bisogna leggerla*. Giuro che avevo le lacrime agli occhi.

Mi è capitato di leggere delle critiche in cui ci si lamentava che in questo libro il raccontato fosse troppo rispetto al mostrato (per dirla come si usa oggi, troppo poco “show, don’t tell”), risultando quindi noioso.
Ora, io non sono nessuno in materia di critica letteraria, ma sfido molti degli scrittori contemporanei tutti dialoghi e azione (e niente spessore) a descrivere una protagonista meglio di quanto abbia fatto Exbrayat nelle prime venti pagine del suo romanzo. Imogene ti resta talmente dentro che è come se l’avessi conosciuta davvero, come se fosse la tua vicina di casa zitella o la collega che fa carriera nonstante il brutto carattere perché fin troppo efficiente. E se per raggiungere questo obiettivo l’autore usa le vecchie care descrizioni, quelle dove si raccontano con paziente cura i dettagli che fanno di un’idea astrata un personaggio in carne e ossa… ben vengano, santo cielo, ben vengano le descrizioni fatte bene! E viva il narrato!

Concludendo, un libro da non perdere. Talmente poco politically correct da risultare un libro piacevomente altro nel 2024.

*Anzi, bisogna farsela leggere da Alice Basso, che è la voce narrante scelta da Salani per la versione dell’audiolibro disponibile su Audible. Mai scelta fu più azzeccata. La lettura di Alice Basso, già piacevole e molto sentita quando legge le proprie, di opere, qui raggiunge effetti comici ancora più irresistibili.

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