Silvia Avallone scrive come dio comanda. Pulita e precisa, profonda e spietata, una prosa poetica illuminante, straziante, vera. Non so quanto sia talento naturale e quanto esercizio e sforzo, ma so che ogni tre frasi ne sottolinei due e vorresti incidertele nell’anima. Questo romanzo non fa eccezione: una collezione di citazioni.
La storia d’amore tra Bruno ed Emilia… io sinceramente l’ho ignorata. Che due solitudini così a pezzi si incontrino nel mezzo del nulla e dopo un giorno si innamorino, l’ho trovato pretestuoso. E lo è, probabilmente. Perché il vero racconto è dietro, dentro. L’adolescenza di Emilia nel “collegio” e la famiglia interrotta di Bruno sono i due veri temi. La sofferenza e la paura di non uscirne mai, il riscatto dagli errori, un padre salvifico, il tesoro dell’amicizia, il lavoro paziente e meticoloso del tempo… Esci dalle pagine a riprendere fiato e ti scopri sporco di tutte quelle esperienze, con addosso l’odore di sigaretta e nelle orecchie le voci delle ragazzine, davanti agli occhi i titoli dei giornali. È un libro che vivi, non puoi solo leggerlo. Un’esperienza nel senso etimologico del termine.
Il punto di vista alternato è una continua altalena tra dentro e fuori, che trasforma una protagonista specifica in chiunque, anche in noi – certo, anche noi, perché Emilia è assolutamente come noi, tutte noi. La voce di Bruno che racconta di lei ciò che non può sapere, ma lo racconta come se l’avesse vissuto lui stesso, è uno sguardo altro che incredibilmente è sincero. Perché in realtà le vite di Emilia e Bruno (non loro due come personaggi, ma proprio le loro esistenze) rispondono a leggi più grandi delle banali regole editoriali sul punto di vista. Loro si appartengono nel profondo. Qualcuno lo chiamerebbe karma.
Comunque, davvero, ci sarebbero così tante cose da dire, così tanti aspetti da analizzare, che sinceramente mi sento sopraffatta e passo.
Arresa, non posso che concludere con una citazione. Buffamente, non tratta dal libro in questione, ma dal profilo FB dell’autrice, a dimostrazione che davvero qualsiasi cosa scriva, anche un post su un social, è un prodigio: “Intorno a ogni cratere si possono piantare fiori. Si può sempre e ancora cambiare, ricominciare, avere fiducia.”
