DIECI COSE CHE HO IMPARATO DA JESSICA FLETCHER di Alice Guerra (Rizzoli)

Come sempre accade, quando in copertina il nome dell’autore è più visibile del titolo (scritto più in grande, in posizione predominante, con colori a contrasto), significa che – molto probabilmente – il motivo per cui comprerai quel libro è perché l’ha scritto proprio quella persona. Di certo è questo il caso. Alice Guerra è famosissima su Instagram, e sui social in generale, per i suoi esilaranti video in dialetto veneto. E confesso che, avendo io sangue veneto per metà (mia madre ancora si trasforma in una tòsa quando parla con i suoi parenti di Jesolo), l’ho trovata da subito irresistibile. Finta bruttina, comica verace, laureata in comunicazione (e si vede), si è creata un personaggio dal nulla ed è diventata famosa. Quindi, come da copione, ha scritto (e letto per la versione audiolibro) questo romanzo giallo sui generis.

Il romanzo fa ridere, come uno si aspetta che faccia un qualsiasi prodotto di Alice Guerra. La trama gialla è chiaramente un pretesto per mettere in scena tutt’altro, ma non è malvagia. Le riflessioni filosofiche, infilate un po’ a forza qua e là, centrano il punto per la fascia di lettori target (di cui io temo di non fare parte): l’importanza di essere e non solo apparire, la fedeltà a se stessi e il valore dei sani principi della vita semplice di una volta.

Se dovessi usare un solo aggettivo per descriverlo, direi “simpatico”. Una storia di provincia che sfrutta un telefilm cult e la personalità carismatica di un’influencer per fare colpo, un libro – e lo dice già l’autrice in apertura – che non ha nessuna pretesa se non quella di intrattenere con un sorriso per il tempo della lettura. Un libro altro rispetto ai canoni del giallo, del comico e del cash-in book tipici.

Questo sito utilizza solo cookie tecnici necessari al funzionamento, come previsto dalla normativa vigente. Continuando a navigare, accetti l’utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni consulta la nostra Privacy Policy.