IL PIANETA DALLE ALI DI CENERE di Daniele Matteucci (Edda Edizioni)

Non è facile trovare un romanzo distopico in cui un’Intelligenza Artificiale sia un personaggio credibile, che ragiona e parla come dovrebbe ragionare e parlare un’IA. Ma eccolo qua!

Questo romanzo d’esordio ha tutto quello che serve per trasportare qualsiasi appassionato di fantascienza in un viaggio interstellare distopico da cui difficilmente vorrà tornare. Siamo contemporaneamente sulla Terra in un futuro non troppo lontano, dove gli equilibri politici internazionali sono radicalmente cambiati in seguito alla scoperta di una nuova fonte di energia, la polvere solare, e nello spazio profondo insieme all’equipaggio della Santa Maria, una missione gestita dall’IA Adam che ha lo scopo di colonizzare un nuovo pianeta (con le dinamiche drammatiche interne al gruppo di colonizzatori spaziali tipiche di racconti “Più grande, più lento di qualsiasi impero” di Urula K. Le Guin).

Il mondo narrativo è dettagliato, credibile, incredibilmente vivo. Il racconto procede naturale, come se gli Stati Uniti d’Europa o gli extra-umani fossero già una realtà. Mutatis mutandis, mi ha ricordato Dario Tonani o Francesco Verso, la stessa lucida critica alle storture estremizzate della società attuale.

Dalle bio-pillole che rallentano drasticamente l’invecchiamento agli inserti bionici, gli ingredienti del cyberpunk ci sono tutti, ma non trasformano nessun personaggio in un cliché futuristico. Lo scienziato Isaac che deve accettare la morte di suo figlio, l’agente Iris alle prese con la mancanza di Nathan, il navigatore Emil che si risveglia solo per scoprire che sta morendo e anche il doppiogiochista generale Tiberius, sono tutti molto, molto umani. Terribilmente umani. Nel corso delle avventure che si susseguono al ritmo di una vera spy-story, vediamo quanto i rappresentanti dell’umanità del futuro, composta da persone geniali, potenziate o riprogrammate, restino sempre i pavidi membri di una tribù primitiva, cervelli deboli guidati troppo spesso da istinti primordiali. E Madre Natura, in questo contesto, può diventare addirittura una terrorista, determinata ad azzerare l’umanità per ritrovare l’equilibrio (Thanos, sei tu?).

Naturalmente, nessuno spoiler sul finale!

Purtroppo, questa splendida storia non ha ricevuto dalla casa editrice che l’ha pubblicata l’editing stilistico che avrebbe meritato. Qualche errore grammaticale di troppo, la formattazione dei dialoghi incoerente e una consecutio temporum approssimativa rischiano di generare un po’ di confusione, portando i lettori più esperti a sostituire mentalmente alcuni verbi durante la lettura e a correggere istintivamente la sintassi. È davvero un grande peccato, questo, perché per il resto la storia è raccontata in un italiano notevole, secondo un’architettura narrativa ben progettata.

La mia speranza è che l’autore possa al più presto trovare un bravo editor e ripubblicare questo romanzo con la cura editoriale di cui quest’avventura distopica è certamente degna.

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