TRA IL SILENZIO E IL TUONO di Roberto Vecchioni (Einaudi)

Non leggevo un romanzo epistolare dai tempi della scuola, però devo ammettere che la forma diretta al tu, che il destinatario sia il nonno o un politico o il capo dei vigili, rende la narrazione molto più intima e avvincente. D’altronde, qui si tratta più di una confessione che di un romanzo. Vecchioni, classe 1943, approfitta di queste pagine per lasciarci in realtà un’autobiografia, un resoconto accorato delle cose più importanti della sua vita.

Così, leggiamo degli studi classici e della carriera, ma anche degli amori e della famiglia, del cantante pubblico e del padre sofferente. Il tono è quasi sempre alto, da professore, e le citazioni letterarie e le riflessioni filosofiche immagino possano risultare ostiche a qualcuno. Però, quanta passione trasmettono le sue parole! Quanto avrei voluto assistere a una sua lezione, sul teatro greco, sui Prometei, su Patroclo e Achille, ma anche su Petrarca, Schubert, la geometria euclidea… In questi anni scelleratissimi in cui c’è chi dice che il liceo classico andrebbe chiuso o riformato da capo, io faccio parte dei reazionari che da veri snob lo considerano ancora la scuola superiore migliore che ci sia, soprattutto quando permette di incontrare insegnanti di tale levatura.

Alcune pagine sono proprio spassose, scritte con l’umorismo da lui ben descritto dei comici dei cabaret di Milano, un umorismo sottile e tutto di testa, contrapposto a quello di pancia di Roma. Altre pagine, invece, lasciano col cuore spezzato in mano, e chi conosce la vita di Vecchioni le intuirà. Ma di certo nessuna pagina può lasciare indifferenti… neppure quella in cui si parla male dei ciclisti che pretendono di attraversare sulle strisce!

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