Impresa di lettura ispirata dalle sagge parole dell’Arte della Guerra di Sun Tzu: “Conosci il tuo nemico e conosci te stesso; in cento guerre da combattere, non sarai mai vinto. Se ignori il tuo nemico e conosci te stesso, le tue possibilità di perdere e vincere saranno uguali. Se ignori sia il tuo nemico che te stesso, conterai i tuoi combattimenti solo in base alle tue sconfitte.”
Per diversi motivi, ho come la sensazione che la vittoria elettorale di Trump debba molto a questa figura apparentemente in secondo piano, quindi ho voluto provare a leggere cosa dice (scrive) Vance di se stesso. L’autobiografia dell’attuale vicepresidente degli Stati Uniti racconta soprattutto l’infanzia e la gioventù, tra abusi, povertà, violenza, una madre instabile e tossicodipendente, un ambiente rurale governato dalle pistole e dai sussidi statali, e altre amenità difficili da immaginare. Da questo inferno sembra uscirne solo quando entra nel Corpo dei Marine, dove apprende l’importanza della disciplina e dell’avere uno scopo nella vita. Con gli studi in scienze politiche, legge e filosofia, inizia poi la sua parabola ascendente nel mondo di quelli che contano. Sarà tutto vero? Sinceramente, non lo so. Mi riesce difficile, guardandolo oggi, pensare a uno zotico, cresciuto tra fucili e droghe, violenza e alcol, che si illumina sulla via di Damasco… Potrebbe aver calcato un po’ la mano, ecco.
La cosa interessante, io credo, è il fatto che in occasione del primo mandato di Trump, una decina d’anni fa, Vance era stato molto critico nei suoi confronti, tanto da far parte di un movimento chiamato “Never Trump”. E in effetti, a leggero, le sue opinioni sembrano piuttosto anticonformiste rispetto alle posizioni classiche del partito repubblicano. Lungi da me l’intenzione di fare una qualsiasi analisi politica, non ne sarei assolutamente in grado, ma tra le pagine di questo libro non mi sembra di aver letto qualcosa di assimilabile al fanatismo di destra, al razzismo o al populismo, anzi. D’altronde, questo libro è stato scritto nel 2016, prima che Vance diventasse un lealista di Trump. Chissà qual è il vero J.D. …
Una lettura “altra” soprattutto oggi, che tutti guardano e ascoltano e commentano l’uomo in primo piano, l’intrattenitore, mentre non è detto che i giochi veri non si facciano intorno e dietro e sullo sfondo.
