L’ULTIMO OMICIDIO ALLA FINE DEL MONDO di Stuart Turton (Neri Pozza)

Avrei già voluto scrivere una recensione de “Le sette morti di Evelyn Hardcastle”, quando l’ho letto l’anno scorso (come al solito in ritardo rispetto all’uscita), ma non ci sono riuscita. Quel romanzo – d’esordio, si noti – mi era parso “irrecensibile” a causa del rischio spoiler. Il valore di quel giallo, infatti, sta tutto nella sua architettura: un mix tra Cluedo, “Dieci Piccoli Indiani” di Agatha Christie e il film anni 90 “Ricomincio da capo”. Se si sa già lo snodo chiave che dà senso alla storia, si perde quasi tutto il piacere della lettura e della scoperta.

Poi sul finire dell’anno scorso è arrivato questo fanta-distopic-thriller-postapocalittico che chiaramente non potevo lasciarmi scappare. Ma appena finito di leggerlo ho capito che anche questo non lo avrei potuto recensire senza spoilerarlo…

I romanzi di Turton sono delle esperienze di lettura impegnative. Bisogna crederci, bisogna andare avanti e fidarsi. Come quando si fa la prima salita di un ottovolante, che sembra solo noiosa e invece è quella che dà la spinta ai giri che poi ti tolgono il fiato. Turton è così. A una pagina magica, di solito circa a un terzo del volume, si accende una luce. E da lì in poi c’è solo pura ammirazione.

Questa sua ultima fatica è un capolavoro, per me. Io non so davvero come dentro un cervello umano possano starci così tanti elementi del mistery, della fantascienza post-apocalittica e della filosofia distopica contemporaneamente, così ben miscelati da impedire di inquadrare il libro in un singolo genere. Dovrebbero inventare il genere letterario “romanzo di Stuart Turton”. Ti ritrovi ora a cercare il colpevole seguendo gli indizi con Emory che sembra Sherlock Holmes, ora a riflettere su cosa significhi essere “umani” con Niema la scienziata divinizzata, ora a viaggiare sospeso in un worldbuilding di fantascienza pura, coerente e originale. Ho trovato appassionante anche ritrovarmi a chiedermi di chi diavolo fosse la voce dell’io narrante (unico personaggio cui hanno cambiato il nome nella traduzione italiana, da Abi a Bia, e la cui spiegazione viene data tipo nella penultima pagina).

Adoro Stuart Turton, è uno scrittore geniale e decisamente altro.

E adesso vado a leggermi “Il diavolo e l’acqua scura”, saltato solo per la fretta di leggere questo.

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