Non è la prima volta – né sarà l’ultima – che un comico scrive un romanzo che non è comico, ma questa volta secondo me ha funzionato a dovere. Questo è un romanzo che sorprende e commuove, capace di rivelare una voce sensibile e lirica, inedita per il comico di Epifanio, Alex Drastico, Cetto La Qualunque. Nel suo esordio letterario, Albanese abbandona i toni satirici che l’hanno reso famoso per raccontare una storia intensa e profondamente umana, ispirata ai ricordi di uno zio dell’autore, fuggito da un campo di internamento nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il protagonista è Nino, un giovane panettiere siciliano catturato dopo l’8 settembre 1943 e deportato in Austria. La storia racconta la fame, il freddo e la paura. Racconta l’amicizia con Lorenzo, un giovane toscano colto e spigliato, e con il Piemontese, un macellaio, e della loro fuga verso casa, tra territori occupati dai nazisti, bande partigiane e bombardamenti alleati. A sorreggere Nino nel suo interminabile viaggio ci sono i ricordi degli affetti e la mai sopita speranza di riabbracciare Maria Assunta, la ragazza che ama.
Per quanto ci siano là fuori centinaia se non migliaia di libri che raccontano questa fetta della nostra storia, ho trovato questo libro un pugno nello stomaco, sì, ma originale. La scrittura è asciutta, senza fronzoli, con una grazia tutta sua. La storia commuove, fa arrabbiare, fa sperare, ma soprattutto fa venire voglia di chiamare la nonna e chiederle com’era la guerra. Per davvero.
