Disclaimer: non iniziate a leggere questo libro se non avete almeno tre ore libere davanti a voi. Perché una volta che avrete iniziato a leggerlo, non potrete posarlo fino all’ultimo, salvifico paragrafo. Perché mentre lo leggerete, non vedrete più nessun oggetto della vostra casa con gli stessi occhi. E perché capirete che tutto può diventare maceria dopo l’incendio. E un incendio può scoppiare in qualsiasi momento.
Ci sono Madre e Padre, con due figli, Maggiore e Minore, personaggi senza nome perché i nomi qui non servono. Ci sono le loro vite, che scorrono uguali e diverse da quelle di chiunque altro, con alti e bassi, sfide vinte e perse, banalità straordinarie. C’è il dolore di chi resta dopo una tragedia, narrato in modo magistrale, senza urla né clamore, con uno stile asciutto e concreto che quasi puoi toccare: gli oggetti, i colori, le forme, le consistenze. Vite vere, vissute, sospese, interrotte, riprese. Non c’è linearità nelle vite narrate perché la vita non è quasi mai lineare. Ricordiamo, sogniamo, rimpiangiamo, ci perdiamo. La narrazione ha un punto di inizio e uno di fine, ma le vite, quelle no.
Un libro sul dolore, su ciò che brucia ma anche su ciò che resta. Quindi, un libro sulla speranza. E un libro da rileggere, perché qualcosa nelle prime pagine te lo sei perso di sicuro.
Dei cinque finalisti al Premio Strega 2025 avevo scelto di iniziare da questo perché di una casa editrice che non conoscevo, ma che da oggi sicuramente terrò d’occhio. Hanno scovato una voce potente, che spero di poter rileggere presto. Nel mio piccolo mi verrebbe da dire che lo Strega potrebbe sembrare “troppo” per una storia così intima e familiare, ma di certo sono grata che me l’abbia fatta conoscere.
