PERDUTO È QUESTO MARE di Elisabetta Rasy (Rizzoli)

Ci rimango sempre male, quando un romanzo viene acclamato in rete come “toccante” e “bellissimo”, ma poi io, leggendolo, non lo trovo tale sotto nessun aspetto. È quanto è accaduto con questo romanzo, che confesso di aver abbandonato circa a metà per sopraggiunta noia (è un mio diritto di lettrice non finire un libro, lo dice Pennac!).

Non ho trovato interessante la storia: è il solito memoir sulla famiglia che va tanto di moda adesso, con l’infanzia, la figura del padre, l’amico letterato di turno (in questo caso, Raffaele La Capria) che serve a fornire gli spunti per le dissertazioni culturali, ambientato nel sud Italia (in questo caso, Napoli) negli anni subito successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Davvero, io capisco che affetti e memoria siano temi importanti, ma credo che serva qualcosa di più, qualcosa di speciale, per renderli universali e appassionanti. In questo romanzo, io, questo qualcosa in più non l’ho trovato.

Non mi è sembrata degna di nota la lingua: solida, chiara e piacevole, ma niente di originale. Non il guizzo estemporaneo del lessico famigliare né il lirismo di certe memorie che sembrano quadri. È un racconto in prima persona, prosaico, talvolta prolisso. Per dire, per quanto l’approfondimento su Enea possa essere materia interessante, e lo è, mi è sembrato fuori luogo, copiaincollato da una tesina, poco amalgamato al contesto.

Non mi ha affascinato l’ambientazione, ma questo è un rilievo personale. Io non sono napoletana, non ho mai vissuto a Napoli né – ahimé – ne sono innamorata, quindi non posso capire tutti i precisi e accorati riferimenti alla bellezza e al tormento del capoluogo campano. Inoltre, non sono un’appassionata di cinema e non conosco quasi nessuno dei film, degli attori e dei registi citati. Limite mio, confesso.

Di sicuro gli esperti, ben più acculturati di me, che hanno ammesso questo romanzo alla cinquina finale del Premio Strega 2025 avranno avuto le loro buone ragioni, ma in questo caso purtroppo non collimano in nessun punto con i miei gusti personali di lettrice. Peccato.

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