L’ANNIVERSARIO di Andrea Bajani (Feltrinelli)

Questo romanzo è un’operazione chirurgica, la vivisezione di una famiglia disfunzionale: un padre-padrone che ha una tale fame d’amore e di possesso da divorare e annientare chiunque; una madre invisibile, passiva, incurante; una figlia femmina sullo sfondo a ribellarsi e giudicare; un figlio maschio, l’io narrante, protagonista di una lunga analisi, tanto lucida quanto feroce.

L’anniversario che l’autore celebra è quello dei dieci anni trascorsi da quando ha deciso di abbandonare i suoi genitori. Un figlio, dunque, che decide di chiudere la porta del passato lasciando la casa paterna (ma non rendendosi del tutto irreperibile, e qui forse ci sarebbe qualcosa da approfondire) quando, dopo vent’anni di abusi psicologici, riesce a liberarsi dalla figura opprimente del padre grazie a una terapia “implacabile” e all’amore per la futura moglie.

La storia, di per sé, il contesto e l’ambientazione sono disgraziatamente banali. Credo che ancora oggi nella civilissima Italia ci siano molte famiglie conciate così (il participio di registro basso è voluto), con un padre di fatto ignorante che si crede un dio, che gestisce tutto e tutti, che fa un lavoro mediocre ma ci tiene a far sapere che è lui che mantiene tutta la famiglia, violento psicologicamente ma anche fisicamente. Insomma, uno schifo d’uomo cui nessuno riesce a opporsi. Sempre accanto a lui, la moglie, una madre incapace di reagire, nemmeno per il bene dei figli, mera esecutrice della volontà dell’uomo che ha liberamente deciso di sposare, e che non bastano tutte le sottili analisi psicologiche del figlio per giustificare nelle sue assenze: d’affetto, di protezione, di salvezza.

Il romanzo ha già vinto il Premio Strega 2025 Giovani e al di là della storia in sé, ripeto – ahimè – banale e diffusa, merita tantissimo per la lingua. Che scrittura divina.
Un italiano che in molte recensioni è stato giudicato “difficile da leggere”, contorto, che obbliga a rileggere le frasi… Oibò! Ci sono degli incisi, c’è troppa ipotassi, ci sono ragionamenti sviluppati su più di tre righe! Scandalo!!! Ma davvero questi possono essere considerati difetti?! Che vergogna (e che triste cartina tornasole dei tempi miseri che viviamo) il fatto che molti lettori italiani ritengano fastidiosa una lingua tanto meravigliosa, complessa, strutturata, curata, alta, che è un piacere leggere e rileggere e lasciarsi scivolare sulla lingua e nella mente.
Sapessi scrivere così, sarei una donna realizzata.

Questo sito utilizza solo cookie tecnici necessari al funzionamento, come previsto dalla normativa vigente. Continuando a navigare, accetti l’utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni consulta la nostra Privacy Policy.