“Era la notte che dovevo morirmi e invece avevo in faccia l’alba più bella che si poteva credere. La vita era strana. Si rovesciava in mondi impossibili, persino la vita comune e miserabile di una come me.”
Il pensiero è di Redenta, giovane segnata dalla poliomielite e considerata per tutta la vita una “povera demente”, protagonista invece eroica di una delle storie più strazianti, appassionanti e ben scritte che abbia mai letto. Un romanzo in cui le vite dei singoli protagonisti si intrecciano in un’architettura perfettamente progettata con gli eventi della Seconda Guerra Mondiale, in una trama densa di storie e Storia che mai annoia, mai eccede, mai stanca. Mi sono sentita lì, a Castrocaro, a parlare dialetto romagnolo, a dover ubbidire a mio padre, a vedere i giovani costretti alla guerra, a innamorarmi, a disilludermi, a subire le torture di Vetro, a sapere dell’armistizio, a sentire le bombe cadere sulla città, a ridere con i miei fratelli morti.
Non posso dire altro sulla trama, perché molta della maestria sta anche nella capacità dell’autrice di rivelare poco alla volta quanto la vita a volte sappia essere più incredibile delle favole. E sono felice di non aver saputo prima ciò che, intuendolo tra le pagine, mi ha strappato una commozione genuina. Proprio come succede nella vita vera.
Sono contenta che il Premio Strega 2025 sia andato alla chirurgica scrittura di Bajani, ma mi chiedo come sia possibile che un capolavoro come questo, che andrebbe fatto leggere nelle scuole nelle ore di storia moderna, non sia arrivato nemmeno nella cinquina dei finalisti. Misteri del mondo dell’editoria. Grazie a Maria Claudia per avermi segnalato l’ingiustizia (e avermi permesso di porre rimedio a una lacuna che sarebbe stata grave)!
Comunque, un libro imperdibile. Ci vuole un po’ di stomaco per digerirlo, ma fornisce gli anticorpi indispensabili per reagire nel modo corretto alle castronerie del tipo “si stava meglio quando c’era lvi”.
