Dopo aver letto la storia del maresciallo Mantegazza di Cocco, volevo provare a guardare il lago di Como da un altro punto di vista.
Potrei aver esagerato… Il lago di Carrisi è decisamente un abisso, con meno nebbia che nasconde e più vortici che trascinano sul fondo. Inquietante a dir poco.
È opinione diffusa che questo sia uno dei romanzi meno riusciti del maestro del thriller, ma io non posso giudicarlo in questo senso perché è il suo primo che leggo. A me è piaciuto. Fa benissimo il suo: intrattiene con una trama labirintica, oscura e intricata, che lega le vite dei tre protagonisti (la cacciatrice di mosche, la ragazzina dal ciuffo viola e l’uomo che puliva, mai chiamati per nome) magari non nel più originale dei modi ma sicuramente con grande maestria. I temi trattati, mostrati per denunciarli nella loro nefandezza, sono diversi: i maltrattamenti sui bambini, la violenza sulle donne, il revenge porn, il femminicidio, le manipolazioni mentali all’interno della famiglia… Non c’è un solo personaggio che si salvi, o che possa essere salvato.
Essendo un thriller naturalmente non posso spoilerare niente, riguardo a chi è chi e cosa succede quando, ma diciamo che quello che aspetta i lettori è un finale senza redenzione. Non ci sono facili soluzioni. Non c’è giustizia, non c’è punizione. Solo la consapevolezza che il male è ovunque. E a volte, prende la forma di chi pensavi volesse solo aiutare. Forse è questa mancanza di una resa dei conti finale che ha fatto storcere il naso agli appassionati, perché sembra un libro “non finito”. Ma la verità è che qui non ci possono essere vincitori, solo persone rotte, nel senso proprio del “broken” all’inglese, in modi diversi.
PS: concordo invece sulle critiche alla copertina, anch’io la trovo inguardabile.
