I libri di Hacca Edizioni sono sempre una garanzia di valore. Voci fuori dal coro, originali, all’avanguardia e antiche insieme, impossibili da incasellare, di genere indefinibile, libri altri sotto ogni aspetto.
Non posso fare una vera e propria recensione della mia ultima scoperta, ma ci tengo a salvarne delle citazioni che hanno riecheggiato dentro di me più di altre.
Questo è un libro di poesia. Ma lo è davvero e solo? Io ho sempre preferito la prosa alla poesia, ma qui i confini canonici si fanno labili ed è un attimo saltarli e scoprirsi a poetare.
Cito (da pagina 40):
La poesia non scompare. La poesia non teme. Non arretra. Nel mare del tempo si fa madreperla attorno al dolore. Non elimina la ferita. “La poesia rende la ferita perla”.
Che immagine potente.
È un libro fotografico, anche. Fotografie in bianco e nero di mattonelle, piume, cieli, pozzanghere, cocci, ali, finestre, vetri, ombre e luci che ispirano pensieri e silenzio. Un silenzio scritto in un grigino appena leggibile. Silenzioso, appunto. Il grigio. La terza dimensione di una pagina scritta, il senso di profondità su un foglio che dovrebbe essere una tavola a due dimensioni.
Cito (da pagina 26):
“Ora impara a fare silenzio”. In che senso? “Fare silenzio è fare spazio a ciò che si scoprirà”. Guardando un orizzonte che non vedo dice: “Il silenzio è terra da esplorare”.
Un libro che è anche una storia, ma una storia altra. C’è una passeggiata, anzi più d’una, un amico, un’amica, ma non accadono le cose che accadono nei romanzi. Accadono relazioni, scambi, sentimenti, rivelazioni. E silenzi, soprattutto accadono silenzi.
Cito (da pagina 97):
Mi viene da scriverle nel buio, sottovoce: un tempo soffrivo nel silenzio muto del non parlarsi. Soffrivo ancora di più nel silenzio muto del parlarsi senza desiderio di comprendersi. Ho trovato rifugio nel silenzio che isola. E ci rende deserto. Adesso sto scoprendo qualcosa che ancora non so cosa sia.
Forse non sarà una lettura da ombrellone, una di quelle che tutti in questi giorni si ammassano a consigliare. Ma di certo è una lettura per chi, nell’afoso Ferragosto italiano, è a casa da solo, magari a lavorare, nel silenzio più assordante che si possa immaginare.
