Terzo volume dedicato al quarantennale della trilogia originale di Star Wars, questa raccolta di racconti è un colosso di 606 pagine (!) che, in perfetto stile Jedi, ci permette di ascoltare le voci dei non protagonisti, le narrazioni degli eventi secondari, i pensieri delle comparse, la vita dalle creature sullo sfondo. Sono tante piccole gemme che, incastonate nell’architettura maestosa di un worldbuilding che ha fatto la storia della fantascienza contemporanea, riescono a donargli ancora più valore, una luce cangiante proveniente da tanti punti di rifrazione diversi. Regalano spessore, colore, varietà, ricordandoci che ogni cosa, ogni essere, ogni dettaglio conta, non solo gli eroi, le eroine e i cattivoni.
Sono 40 racconti (che vanno ad aggiungersi agli 80 dei due volumi precedenti), tutti scritti da autori e autrici diversi, ma tutti tradotti dalla stessa penna: la mia.
Capisco che recensire un’opera che si è contribuito a creare potrebbe apparire come un contributo poco obiettivo. Ma lo faccio comunque, perché ne sono molto orgogliosa. E tant’è.
Cosa provò il soldato Dooze quando catturò Luke Skywalker? Quali pensieri scorrono ossessivi nella coscienza di Palpatine? Cosa ne fu delle sue guardie rosse, quando fallirono nel proteggerlo? Come trascorrono il tempo libero le ballerine e i musicisti alla corte di Jabba? Quanto può affezionarsi un addestratore di rancor alla sua bestia? E cosa pensa il pilota di un Ala-X mentre vola verso una stella? Ma soprattutto: qualcuno ha mai chiesto al sarlacc delle sabbie se non fosse vegetariano, prima di gettargli in gola qualcuno?
