In attesa di partecipare alla presentazione di “Bruciare la salvia”, la sua ultima fatica letteraria, ho avuto il piacere di conoscere lo storico curatore del programma Caterpillar di Radio2 con questa autobiografia aneddotica, il cui stile mi ha ricordato da vicino Claudio Nori e il suo “Chiudo la porta e urlo”. Che vite ricche!
Dev’essere bello, aver fatto per quarant’anni un lavoro che è un piacere da raccontare e da leggere (e da ascoltare). Se io provassi a raccontare le mie giornate lavorative, diventerei noiosa da morire dopo due paginette… Ho trovato estremamente interessanti gli scorci del dietro le quinte del “fare la radio”, spesso proprio spassosi (uno su tutti, l’episodio della sonorizzazione dei colpi di nocche alla porta… ma in quanti modi si può bussare?!?). È anche vero che la storia della Rai è anche la storia del nostro paese, quindi riguarda un po’ tutti.
Mi sembra di poter dire che quello della radio è un mondo che continua a sopravvivere nonostante a ogni innovazione tecnologica venga dato per spacciato. A me la radio ha sempre dato l’idea del medium che sa adattarsi, mobile per definizione (forse perché io la ascolto soprattutto quando mi sposto), quindi in grado di evolversi e mutare per rispondere di volta in volta alle nuove esigenze della modernità. Per dire, gli audiolibri recitati oggi così in voga non sono tanto diversi dai radiodrammi o dai libri letti a puntate (come l’Isola di Arturo citata nel libro) di settant’anni fa. Per non parlare dei podcast! Corsi e ricorsi storici.
