Premio Urania 2022 meritatissimo per una storia originale, capace di andare oltre la dicotomia utopia/distopia arrivando a dimostrare come nell’essere umano, tanto eccezionale quanto imperfetto, ci sia il potenziale per il migliore ma anche per il peggiore dei futuri possibili.
L’incredibile Casa-tra-le-Stelle, con la sua tolleranza, la multiculturalità e il rispetto per ogni forma di vita, si staglia luminosa nel cosmo in netto contrasto con l’oscurità dei pianeti da cui i suoi abitanti provengono, regni di violenza ed egoismo. Questa parabola si concretizza nella protagonista, Sussurro di Giada tra le stelle oppure Olympias su Abisso: il legame mai veramente spezzato con la sua famiglia la obbligherà a tornare sul pianeta natale e a diventare una spietata signora della guerra. La maggior parte della trama si svolge nel mezzo di una società terrificante di stampo criminale, densa di violenza, corruzione e immoralità, con nomi di origine ellenica e principi quali l’aristeia (l’eccellenza dell’eroismo) e l’ananke (la necessità come obbligo ineludibile), dove la redenzione non sembra possibile se non andandosene via.
Anche la narrazione si dipana in modo originale, con capitoli narrati dall’alter ego digitale dei personaggi (arriveremo davvero fino a questo punto con l’IA?), altri dall’io narrante di Vento Gioioso (il compagno stellare che partirà alla ricerca della sua amata) e altri in terza persona. Gli eventi si susseguono con una tecnica dello “show, don’t tell” usata in modo sopraffino. Tutto ciò che sappiamo di questo futuro così epico lo scopriamo tramite i gesti, i dialoghi o gli eventi che si susseguono, senza nessun bisogno che qualcuno ce lo spieghi esplicitamente. E non è affatto facile, in un worldbuilding fantascientifico!
I miei più sinceri complimenti – non scevri da una buona dose di sana invidia – all’autore, che ha costruito un romanzo utopico/distopico davvero da manuale.
Nota: per gli appassionati, completano l’e-book i racconti “La parete bianca” di Giuliano Cannoletta, “Testimone vivente” di Lorenzo Davia e “La cavalcata di una valchiria” di Paola Viezzi.
