Questo libro non è un thriller “alla Dicker”. E quest’informazione fondamentale andrebbe scritta sulla fascetta esterna, non relegata in una postfazione, così almeno ci eviteremmo tutte le recensioni negative dovute alla sindrome della delusione da lettore tradito… La vita è già abbastanza deludente di suo: lasciamo che i libri continuino a consolarci, senza volerci trarre in inganno.
Detto questo, è comunque un giallo, innegabile. Un giallo per tutta la famiglia. C’è un crimine (una scuola allagata), c’è un’indagine (con tutti i sacri crismi), un investigatore (anzi sei, più una che è la nonna) e il disvelamento finale. Nel mezzo, presentate con tono forse un po’ troppo didascalico, ci sono anche alcune importanti lezioni per bambini – ma anche per tanti adulti affetti da sordità selettiva – sulla diversità, la democrazia e i diritti civili.
Ho letto in una recensione online su Dicker che lui “con le parole può fare ciò che vuole”. Quant’è vero! Non è una dote meravigliosa? Non è proprio questo che contraddistingue un grande scrittore da tutti gli altri? Un autore che riesce a scrivere thriller talmente oscuri e intricati che rischi di perderti a ogni pagina ma anche un libro per ragazzi simpatico e scorrevole, scritto talmente bene che andrebbe proposto come lettura obbligatoria alle scuole elementari. Devi essere davvero bravo, per farlo e farlo bene. E Dicker lo è, indiscutibilmente.
Di certo torneranno i casi alla Harry Quebert e alla Alaska Sanders, perché sono piaciuti troppo a troppi lettori in tutto il mondo, ma a me non dispiacerebbe affatto se Dicker proseguisse anche con questo filone. Ci vuole, ogni tanto, un po’ di saggia leggerezza scritta come si deve.
