Gli strani disegni di cui al titolo non sono solo raccontati, ma disegnati tra le pagine, e sono veri e propri indizi che si possono usare per provare ad anticipare le conclusioni. Conclusioni che l’autore raggiunge tramite diverse porzioni di storie, tra una svolta e l’altra, seguendo una strada intricata e – almeno fino a un certo punto – imprevedibile. Un po’ come con “Teddy” di Jason Rekulak, capolavoro dell’infanzia perturbante (ho visto che ne è uscita una versione speciale per Halloween: ottimo marketing, ben piazzato).
Come spesso accade, il romanzo inizia raccontando una storia (uno studente scopre un vecchio blog misterioso), poi passa a un’altra solo apparentemente altra (una donna e suo figlio vengono inseguiti da una misteriosa figura) e a una terza ancora (il cadavere di un professore viene ritrovato in montagna), seminando ora qui ora là collegamenti interni inizialmente fumosi o solo intuibili e poi, man mano che la lettura avanza, sempre più chiari. Alla fine, il quadro che ne risulta è un complesso sovrapporsi e susseguirsi di destini, crimini e dure verità. Un thriller psicologico abbastanza inquietante, ben progettato soprattutto nella parte iniziale e nel finale, originale anche se non inaspettato.
Forse un libro non all’altezza delle aspettative – generate da un’eccessiva pubblicità sui social, su cui Uketsu è un divo – ma un investimento che vale le due ore che ci vogliono a leggerlo.
Nota importante: la storia è ambientata in Giappone e l’autore è giapponese. Ciò significa che il ritmo della narrazione sarà frammentato, lo stile asciutto, le descrizioni asettiche, l’atmosfera enigmatica. Personalmente, un’apprezzata divagazione da quello che leggo di solito. Anche i personaggi, che nelle recensioni critiche sono definiti poco credibili, invece a me sono parsi tutti molto… giapponesi! Tutte queste caratteristiche mi sono piaciute talmente tanto che ho deciso di inserire molte altre letture provenienti dal mondo del sol levante in futuro, perché meritano.
