Io non sono una lettrice di romance chick lit. Non faccio shopping e non so niente di moda, trucchi o scarpe col tacco. Per questo ho scelto di omaggiare Madeleine Sophie Wickham leggendone l’ultimo romanzo, quello che lei stessa definisce “fiction” nella post-fazione ma che tutti ahimè sappiamo essere, in pratica, la sua autobiografia.
La storia di Eve, famosa scrittrice che un giorno si sveglia in un letto di ospedale senza ricordare come ci sia finita, è la storia di una delle più grandi scrittrici della mia generazione. L’adorato marito, i cinque figli amatissimi, il successo di “Ehi, spendacciona!” che è chiaramente “I love shopping”, la vita trascorsa a scrivere e ad autografare i suoi libri… fino a non sapere più nemmeno come scrivere il proprio nome.
Leggere di una mente così brillante, generosa ed entusiasta che si spegne, letteralmente va in blackout, per colpa di un maledetto tumore incurabile… è un colpo al cuore. Le ultime pagine del romanzo ci consolano con un finale aperto, che lascia spazio alla speranza, com’era nella natura solare e ottimista della sua autrice. Oggi, che invece sappiamo com’è andata a finire, viene solo da piangere. E io ho pianto, leggendolo.
Un libro corto, ma che occupa i pensieri per molte più ore di quelle che ci vogliono a leggerlo. Da buddista, credo che la luce di Madeleine si sia spenta solo temporaneamente e tornerà presto a splendere, ma da essere umano provo un profondo senso di ingiustizia. Per la sua famiglia, per i suoi lettori, per il suo talento.
