Devo alla mia carissima amica Sara le piacevoli ore che ho trascorso immersa nel racconto della vita di Anna, la figlia del maresciallo. Una vita che è anche quella di tutte le donne che l’hanno preceduta, accompagnata e seguita. La vita di tutte noi.
In questo memoriale realistico e preciso, curatissimo, riviviamo la famiglia di inizio Novecento, la mancanza della figura materna, gli anni della guerra, la povertà, i primi amori, la laurea in lettere presa a suon di sacrifici, il sogno e la disillusione di un matrimonio felice, il patriarcato allora imperante, il dolore di dover lasciare una città tanto amata, l’amore per i figli, il desiderio di un lavoro e dell’indipendenza, le tribolazioni, i tradimenti, la vecchiaia, la malattia…
La storia scorre come un fiume: a tratti impetuoso, a tratti lento e trattenuto, con le anse, le soste e le derive di un’esistenza unica e speciale che sa farsi universale. Anna, come molte delle nostre madri e di noi e chissà delle nostre figlie, mette la propria esistenza al servizio della felicità e della sicurezza della famiglia.
Talvolta, a intervallare i capitoli, compare una pagina di diario scritta in corsivo. Quelle sono perle. Sono pagine su cui soffermarsi, a lungo. Sono righe piene e quasi traboccanti di tutti i sentimenti che vengono in un certo senso fagocitati dalla cronaca dettagliata nei capitoli che invece si susseguono impietosi. È quasi come se l’autrice non ritenesse quelle riflessioni, quegli squarci di cuore, degni di far parte della narrazione degli eventi. E, invece, ne sono la profondità più vera e forte. “Ci saranno momenti in cui gli occhi daranno schiaffi al di sopra dei sorrisi” è un’immagine splendida, che racconta bene – come nessuna descrizione oggettiva potrà mai fare – il dolore profondo della solitudine dignitosa ma straziante di Anna.
Anna merita più corsivi.
