PER DIECI MINUTI di Chiara Gamberale (Feltrinelli)

Un libro piccolo solo in apparenza, che non promette svolte epocali né rivelazioni salvifiche ma, raccontandotelo, ti chiede di provare a fermarti ogni giorno per dieci minuti per fare qualcosa di nuovo. Semplice? Io ci ho provato, ma ho fallito. Ogni giorno qualcosa di completamente nuovo per dieci minuti… non è affatto una banalità.

La trama è essenziale, quasi un pretesto: la protagonista non riesce a riprendersi dal dolore del fallimento della sua storia d’amore e prova a seguire il consiglio della sua terapeuta. Il punto non è tanto la lista di cose che fa (alcune francamente imbarazzanti per una donna nel terzo millennio, come cucinare un pancake o guidare), ma il risultato imprevedibile di questo sforzo di uscire dalla comfort zone, ripagato dalla scoperta di avere tutto un mondo intorno, fatto di cose e soprattutto persone prima sconosciute. Sì, soprattutto le persone, che portano con sé varietà, ricchezza e profondità.

La scrittura di Gamberale è sobria, controllata, semplice. E fa ridere, spesso. Le riflessioni che distribuisce a ogni esperienza non sono idealizzate o filosofeggianti, ma faticose, concrete, a volte persino deludenti. Nessuna epifania, nessuna illuminazione zen, solo una lenta e costante riappropriazione del qui e ora.

Al di là della “cringitudine” (non so davvero come altro definirla) della protagonista, è una storia che può porre delle domande scomode, se ci si vuole mettere in gioco. Ho mai chiesto a mia madre come sta? Ho mai camminato al contrario per guardare da dove vengo, invece di dove sono diretta? Cosa so delle persone che vivono da anni a pochi metri da me? Cosa sono disposta a mettere in discussione o addirittura a rischiare, per iniziare a smettere di soffrire?

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