DIAMANTE di Aldo Boraschi (AltreVoci Edizioni)

Nella motivazione di Saverio Simonelli che ha proposto questo titolo per il Premio Strega 2026 si legge: “La tensione vitale dei personaggi non si esaurisce nei rapporti orizzontali, ma in ogni gesto, in ogni parola esprime il desiderio di un di più, di qualcosa che la sospinga in uno spazio al di fuori del tempo”. Molto vero.

Godendomi questa scrittura molto curata, ricca e astratta, tra una metafora e un enunciato nominale, tra un quadro bucolico e una descrizione ossimorica, ho avuto il piacere di affondare verticalmente nelle vertigini di una storia all’apparenza comune. I personaggi sono diversi e ognuno ha una propria voce. C’è un padre che muore lontano, una madre che ci riprova ma subisce una ludopatia che si gioca tutto fino alla povertà, il primo grande amore che parte a cercar fortuna, un fratellino con la sindorme di Down che gioca alla vita con qualsiasi cosa, gli abitanti di una provincia antica con le sue fatiche e le sue semplicità, i bulli e i bullizzati e i testimoni inermi, ma soprattutto c’è l’amore nelle sue decine di sfaccettature possibili.

La protagonista di questa Lunigiana corale è Diamante, che nonostante tutto riesce a sopravvivere, indistruttibile come la pietra di cui porta il nome. Tramite il suo punto di vista scopriamo quanto ricca e insieme miserabile può essere l’esistenza quando ci trascorre accanto, un passo avanti o un passo indietro, mai con il tempismo giusto.

E allora ci chiediamo insieme a lei se non siamo noi che dovremmo adeguarci, accettando il compromesso di una felicità diversa, magari smorzata e smussata, purché felicità sia.

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