I CONVITATI DI PIETRA di Michele Mari (Einaudi)

Amico di Mari, assonnato, ubriaco e forse fumato, una notte di tanti anni fa: “Oh, Miky, ma ti immagini se ai tempi della scuola avessimo organizzato una riffa… tipo, sai, una riffa della morte?! Che ognuno di noi trenta della Terza A ci metteva qualcosa ogni anno per tutta la vita, un tot, non poco ma nemmeno da svenarsi. Il giusto per fare un bel montepremi. E poi… l’ultimo che restava vivo, alla fine, si vinceva tutto! Pensa che figata!”

Mari prende freneticamente appunti, sognando il Premio Strega 2026.

Altro amico di Mari: “Sono un nerd perso e so un sacco di cose sui fumetti, con tanto di nomi, date ed edizioni, ma non so cosa farmene. “

Mari ricomincia a prendere appunti.

Altro amico di Mari: “Io penso che Gene Hackman sia il più grande attore di tutti i tempi. Saprei dirti tutti e 52 i suoi film con titolo, data, regista… Ci ho scritto anche una monografia da 2500 pagine.”

Mari continua a prendere appunti. Il valore, lo sa, sta nei dettagli. E negli elenchi.

Insegnante di scuola di scrittura creativa: “…perché l’equilibrio è fondamentale. Almeno metà libro dev’essere costituito da dialoghi. I dialoghi sono le colonne portati del vostro romanzo. È solo tramite il dialogo che possiamo far sapere al lettore le cose che è assolutamente vietato descrivere in altro modo. Avete presente una sceneggiatura? Ecco, poco meno.”

Mari scrive tutto un romanzo senza nemmeno una riga di dialogo. Come per magia, però, dopo che l’hai letto ricordi quegli indiretti liberi come fossero state vere battute pronunciate da qualcuno. Invece, no.

Editor Einaudi: “Ma Brodo dev’essere davvero così… così… esplicito?”

Mari: “Posso usare sinonimi e metafore e parafrasi, sai che posso (e sono bravissimo a farlo)… ma sì, lui è così. Più che un uomo, una mano destra.”

Recensore su internet: “Storia inverosimile e assurda, si fa fatica a leggere.” o anche “Bella l’idea, deludenti lo sviluppo e la conclusione.” o anche “Scarso.”

Io: Non ve lo meritate, il romanzo modernista.

Sempre io: Quanto è bello leggere la letteratura quando è scritta così bene.

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