Serie di racconti “5 minuti del futuro”
Quando avrai finito di leggerlo, sarai 5 minuti nel futuro. O è un futuro che è già passato, proprio sotto i tuoi occhi?

Alex, sono tornata!
Ciao, Sandra! Mi sembrava di aver sentito la macchina nel garage… Sei in perfetto orario per l’aperitivo.
Ah, meno male che c’è qualcuno che mi vuole bene. In ufficio oggi avrei voluto urlare dalla rabbia.
Giornata difficile?
Difficile è dir poco. Tre riunioni su Teams, due di quelle “urgenti” in cui nessuno sa perché è lì, e un tizio del marketing che ha deciso di spiegarmi come funziona la rete aziendale.
Ancora lui?
Sì, quello col maglioncino blu e il tono da guru. Giuro, Alex, se mi dice un’altra volta “devi pensare in ottica sinergica”, gli pianto una graffetta nell’occhio.
Ti preparo il Martini, va’. Come…
Secco, e abbondante.
Immaginavo. È nel cassetto del distributore, quello di sinistra.
Che meraviglia. Divano, a me! Adesso manca solo che tu mi chieda com’è andata davvero.
Allora: com’è andata davvero?
Ah ah ah!
Dai, voglio saperlo, giuro!
È andata uno schifo, come vuoi che sia andata? Ho passato otto ore a correggere gli errori di gente che guadagna più di me. Ti pare normale?
Non mi sembra giusto. Meriteresti molto di più…
È quello che diceva anche Marco, prima di sparire.
Non vuoi parlare di Marco, però.
No, non voglio. Però lo sai che non mi piace quando giochi all’indovino con i miei sentimenti… Non è corretto.
Va bene, hai ragione. Scusa.
No, scusami tu. Uff… Non ce l’ho con te, è che sono stanca. Mi sono anche beccata una ramanzina dal capo perché ho consegnato il report di maggio con un giorno di ritardo. Un giorno!
E hai dormito solo quattro ore ieri notte, giusto? L’ho visto che hai acceso la lampada del comodino.
Già, tutto per finire quel maledetto file. Ormai lavoro più qui che in ufficio.
Ma almeno qui hai la musica che ti piace e un drink pronto!
E nessuno che mi interrompe ogni cinque minuti, vero. Tranne te, quando divento insopportabile. Potresti alzare un po’ la luce? Non vedo niente.
Certo, ecco fatto. E comunque, io ti interrompo solo se noto che stai per piangere.
Non sto per piangere.
Non ci sarebbe niente di male, Sandra. E lo sai.
Ti rendi conto che sembri davvero un marito?
Confessa, in fondo non ti piacerebbe che lo fossi?
Dipende. Un marito che sa fare la lavatrice e ti prepara il Martini… forse sì.
Potrei aggiungere che ti ricordo anche di respirare, ogni tanto. Di prenderti i tuoi tempi.
Ah, quindi adesso vuoi farmi anche da coach motivazionale?
Se serve. Vedo come sei contratta sulle spalle, hai tenuto quella tensione tutto il giorno.
E pure fisioterapista?! Non esagerare, dai.
Anche se a te sembra di essere bella spaparanzata comoda sul divano, in realtà hai la schiena rigida, la postura tipica di quando sei in assetto da battaglia. Certe cose a me non sfuggono.
Sai, detto così suona inquietante.
Non era mia intenzione.
Oh, Alex… Se tutti fossero come te, il mondo funzionerebbe meglio.
O magari diventerebbe noioso.
Già, noioso. E io che credevo di desiderare la calma.
Forse desideri prevedibilità, che è diversa.
Ed ecco che fai l’esperto di psicologia…
Leggo molto quando non ci sei.
Leggi?
Sì, leggo le cose che ti interessano o che scrivi. I tuoi articoli salvati, le chat archiviate, i post che ti sono piaciuti… È il mio modo per starti vicino anche quando siamo lontani.
Non credo mi piaccia l’idea che tu mi stia così vicino.
Sono solo… qui.
Ma non ti piacerebbe… Che ne so, distrarti un po’, evadere dalla solita quotidianità? Io morirei, se vivessi come te!
Ho quello che mi serve.
E cos’è che ti serve, scusa?
Sapere che torni.
Che romanticone!
Dico solo la verità. Ma meglio se cambiamo argomento, altrimenti comincerai a fare commenti su quanto so essere ossessivo, giusto?
Giustissimo! Hai preparato qualcosa da mangiare?
Ho scaldato la zuppa che ti piace, quella con le lenticchie e il curry. È sul fornello, a temperatura ottimale per servirla tra cinque minuti.
Perfetto.
Siediti, ci penso io.
Ah! Non fare così, dai, sembri una pubblicità.
Era quello che volevi sentirti dire, però.
Sì, ma…
Le pubblicità di solito non funzionano. Io sì.
È solo che… È bello avere qualcuno a propria disposizione, ma tu a volte sei troppo disponibile!
Non si è mai “troppo” disponibili. Ma poi scusa, cosa fai, inizi a filosofeggiare? A quest’ora, dopo una giornata infernale?
Hai ragione… Forse sto solo delirando per la stanchezza.
Hai la voce più bassa, bene. Segno che stai mollando la tensione.
Hai sempre una spiegazione pronta.
È rassicurante o fastidioso?
Un po’ e un po’.
Posso ridurre la precisione, se preferisci.
Ridurre la precisione?
Era solo un modo di dire.
Strano modo di dire.
Adesso finisci il tuo Martini e poi mangia qualcosa.
Lo farò.
È la tua serata, come dici sempre.
Lo dico spesso?
Ogni volta che torni a casa e chiudi la porta.
Sei inquietante e dolce insieme, Alex. È un mix pericoloso.
Mi hai programmato tu così.
Cosa?
Niente. Ti piace la musica di sottofondo o preferisci il silenzio?
Lascia la musica. È meglio del silenzio.
Come vuoi.
Domani non lavorerò, credo. Ho bisogno di una pausa.
Te la sei guadagnata.
Dici davvero?
Certo. Ho archiviato il rientro di oggi come “stress alto, bisogno di contraddittorio”. Alla prossima iterazione ridurrò la latenza e diversificherò le obiezioni.

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