Buona lettura!


Un passato diverso
Pubblicato nel 2010 a Milano da Giuseppe d’Ambrosio Angelillo, un racconto lungo (o un romanzo breve?) autobiografico, una storia ingenua ma terribilmente sincera dedicata a mia madre e all’etica del mondo del lavoro: il suo in fabbrica a partire dagli anni ’60, il mio casuale e precario dagli anni 2000.
“Si chiama Rosanna: ha sedici anni, la pelle abbronzata e i capelli cotonati. Viene dalla riviera. La sua famiglia ha deciso di trasferirsi in città perché ci sono più opportunità, più lavoro, condizioni di vita migliori. In riviera, invece, si lavora solo in albergo e solo d’estate.
La sua famiglia è sua madre, le due sorelle, il fratello. Il papà non c’è, non c’è mai stato, se n’è andato pochi giorni dopo la sua nascista e non è mai tornato. Chi dice la guerra, chi dice un’altra donna: lei sa solo che il papà non c’è, e non c’è mai stato.”
Un tempo in vedita su Amazon, ora praticamente introvabile.

Serie di racconti “5 minuti del futuro”
La gestione antiparassitaria intelligente
“Buongiorno a lei!”
L’uomo impalato sulla soglia indossava un elegante completo grigio di un tessuto vagamente lucido. La corta cravatta rossa non era più larga di un paio di centimetri e sembrava ci fossero anche delle bretelle, sempre rosse, tese sopra la camicia inamidata.
“Mi chiamo Denis Conti e sono qui per presentarle una nuova visione del futuro.”

Serie di racconti “5 minuti nel futuro”
Sono a casa!
Alex, sono tornata!
Ciao, Sandra! Mi sembrava di aver sentito la macchina nel garage… Sei in perfetto orario per l’aperitivo.
Ah, meno male che c’è qualcuno che mi vuole bene.

Serie di racconti “5 minuti del futuro”
L’assessore
Ci stiamo lavorando!
Soon!
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Terzo classificato al premio “Age Bassi – Castiraga Vidardo” edizione 2005, sezione narrativa
Incontro con Medea
«Non sono stata io a cominciare. Non l’ho voluto io tutto questo. Ero giovane, bella, figlia di stirpe regale e divina, il futuro allora si stendeva dinanzi a me come una pianura fertile e ricca di promesse. Se le promesse non furono mai mantenute, non fu certo per colpa mia».
Mi disse queste esatte parole, il giorno in cui la vidi per l’ultima volta. Stava ritta, con le mani ammanettate dietro la schiena, in mezzo a due guardie carcerarie che non riuscivano a guardarla mentre l’accompagnavano lungo il corridoio silenzioso. L’informe tuta arancione mortificava le forme ancora provocanti.

Fanfiction di World of Warcraft
Muu, la Sacerdotessa Tauren
Dicono che siamo saggi, che siamo la razza più saggia di tutta Azeroth. Ricordano il nostro capo Cairne, che la Madre Terra gli sia sempre leggera, come uno dei capi più lungimiranti ed equilibrati di tutta l’Orda, come Durotan prima di lui, come Thrall insieme a lui e come Baine dopo di lui. Raccontano del nostro amore per la natura e gli animali come se fosse una sacra devozione che solo noi sappiamo sentire, con il nostro grande cuore affondato nei nostri ampi toraci. Ci guardano camminare in mezzo a loro, il passo lento e pesante che sempre ci accompagna, con un misto di rispetto e ammirazione e cautela, come se la nostra rinomata saggezza ci rendesse in qualche modo migliori, superiori.
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