La gestione antiparassitaria intelligente

Serie di racconti “5 minuti del futuro”

Quando avrai finito di leggerlo, sarai 5 minuti nel futuro. O è un futuro che è già passato, proprio sotto i tuoi occhi?

“Buongiorno a lei!”

L’uomo impalato sulla soglia indossava un elegante completo grigio di un tessuto vagamente lucido. La corta cravatta rossa non era più larga di un paio di centimetri e sembrava ci fossero anche delle bretelle, sempre rosse, tese sopra la camicia inamidata.

“Mi chiamo Denis Conti e sono qui per presentarle una nuova visione del futuro.”

Bartolomeo, che quando pensava al futuro al massimo vedeva il fiasco di rosso che si sarebbe scolato la sera coi ragazzi, alzò un cisposo sopracciglio sinistro ma non richiuse subito la pesante porta di legno.

Qualche minuto dopo, mentre Marianna, la moglie di Bartolomeo, armeggiava silenziosa con la moka del caffè, i due uomini erano seduti al tavolo della cucina.

“Da oggi la sua vita cambierà! Con G.a.i.a. potrà spruzzare ciò che serve dove serve. Con G.a.i.a. potrà finalmente fare il bene delle sue colture senza fare male a niente né a nessuno.”

“Gaia?” ripeté il contadino per assicurarsi di aver capito giusto.

“La sua nuova Gestione Antiparassitaria con Intelligenza Artificiale. Da oggi, ci penserà lei a spruzzare il diserbante là dove serve e solo là!”

“Pensa te…” borbottò Bartolomeo.

“G.a.i.a. è stata sviluppata sfruttando centinaia di migliaia di immagini di colture provenienti da ogni angolo del pianeta. Abbiamo un dataset che copre tutte le fasi del ciclo di vita: dalla germinazione, alla crescita, al raccolto. Il nostro software di dati visivi e ricostruzioni 3D rappresenta la sua core-feature. G.a.i.a. identifica la coltura in un lampo e poi è in grado di individuare automaticamente qualsiasi elemento indesiderato: tutto ciò che non è in linea con la crescita ottimale. E sa che fa dopo? Boom, lo elimina! Così il suo campo resta perfetto, senza stress e senza perdite di tempo.”

“Ma dai…” borbottò nuovamente il contadino, non del tutto certo di aver capito.

“Guardi qua” disse l’uomo mostrando a Bartolomeo un video su un tablet. “Vede quelle? Sono erbacce, proprio lì, a ridosso del tronco di una vigna sana. Ora, con G.a.i.a., non serve più inondare l’intera vigna di pesticida per liberarci di quei fastidiosi ciuffetti. G.a.i.a. li rileva automaticamente e programma la macchina in modo che applichi il prodotto solo dove è realmente necessario. Target preciso, zero sprechi. E boom, problema risolto, coltura protetta e risparmio garantito!”

Bartolomeo alzò lo sguardo verso la moglie, che con espressione annoiata stava appoggiando sul tavolo il vassoio con le tazzine del servizio buono.

“Pensa te! Hai sentito, Marì?” le disse sgranando gli occhi.

La donna alzò le spalle, limitandosi a fare un mezzo sorriso, come se l’entusiasmo del marito bastasse e avanzasse per tutti e due, quindi tornò sul retro a pulire le patate.

Quella notte, Bartolomeo non dormì. Lui era sempre stato contrario alla tecnologia. Il papà e il nonno gli avevano insegnato che l’efficienza non era l’unico obiettivo da perseguire, che contava anche la soddisfazione personale di veder germogliare e crescere piante che dovevano tutto a te e alle tue cure, che dietro una comodità superflua si nascondeva sempre qualche pericolo.

Però Bartolomeo aveva anche visto i suoi vicini arricchirsi con le loro colture intensive, vendendo camion su camion di prodotti che di naturale avevano ben poco. Sapeva che lo prendevano in giro, giù in paese, perché si rifiutava di staccarsi dal passato. Lo chiamavano Bartolomai, perché a ogni nuova proposta o tecnologia innovativa rispondeva come un mantra “mai”.

Questa volta, gliel’avrebbe fatta vedere. Sarebbe stato il primo a lavorare con quella Gaia e li avrebbe lasciati tutti di stucco. Sarebbero passati con i loro trattori elettrici accanto al confine e sarebbero rimasti senza parole guardando quanto era stato bravo. Avrebbero fermato sua moglie e le avrebbero detto che aveva sposato un uomo d’oro e magari anche la Marianna sarebbe stata un po’ più carina con lui, invece di avere sempre il muso lungo.

Dal giorno dopo, Bartolomeo iniziò a usare Gaia. Aveva provato a guardare le videoistruzioni un po’ di volte, e alla fine aveva desistito perché le pubblicità dei prodotti in promozione continuavano a distrarlo, ma in fondo Gaia sembrava funzionare in modo molto automatico. Che comodità.

Come aveva sperato, nei giorni successivi i contadini dei campi vicini gli fecero tutti i complimenti per quanto era stato avveduto. L’intelligenza artificiale era il futuro, lo sapevano tutti, ma nessuno avrebbe pensato che proprio Bartolomai sarebbe stato il primo a usarla sulle sue colture. E invece, pensa te! Proprio lui!

Dopo un mese circa di uso intensivo di G.a.i.a., però, Bartolomeo cominciò a notare che le sue pompie non stavano affatto bene. La buccia dei frutti era marroncina e sottile, le foglie della pianta raggrinzite e opache. Aveva faticato tanto con quell’agrume speciale e adesso gli stava morendo… Ma perché? Cos’era successo? Aveva messo Gaia a lavorare su quei filari proprio perché era il suo prodotto più prezioso: importato dalla Sardegna da suo nonno, impiantato a fatica nel loro terreno e curato in modo quasi maniacale in ogni fase del suo sviluppo. Tutti nel circondario glielo invidiavano, anche se nessuno gli aveva mai dato la soddisfazione di fargli i complimenti per quel successo. E ora quello?

Dopo molte chiamate dal tono ansioso e concitato, e anche un’inverosimile minaccia di chiamare la polizia per “danni procurati a una coltura rara”, il signore elegante dovette tornare a presentarsi alla porta della cascina di Bartolomeo.

“Quello che credo sia successo” spiegò l’uomo con lo stesso completo luccicoso “è che G.a.i.a. evidentemente non è stata addestrata con nessuna immagine della… pompia, come ha detto che si chiama quel prodotto. Mi diceva che è un frutto raro, no?”

“Rarissimo” confermò Bartolomeo sotto shock. “Quindi, Gaia me l’ha infestato per errore?”

“G.a.i.a. fa ciò per cui è stata addestrata. Sinceramente, a guardarlo così, con quell’aspetto bitorzoluto e irregolare, anch’io lo prenderei per un frutto malato.”

“Ma malato sarà lei! Ma pensa te!” gridò Bartolomeo in un impeto di orgoglio.

“Non c’è bisogno di metterla sul personale, ok?” disse il rappresentante, alzando il mento in segno di difesa. “Capisco che la tecnologia IA possa risultare complessa, non è cosa per tutti. Ma diciamolo chiaramente: sarebbe bastato che facesse un’operazione di training intensivo con G.a.i.a. utilizzando il dataset di immagini e rendering della sua pompia, come spiegato per filo e per segno nel videocorso, il cui link le avevo prontamente inviato nella mail di self-help. Se l’avesse fatto, non sarebbe successo niente. Tanto le è dovuto. Le auguro una buona giornata.”

Mentre l’uomo elegante risaliva sulla sua macchina elettrica con pannello solare sul tettuccio, Bartolomeo piegava le spalle in avanti, sconfitto, senza parole. Quindi, non era stata colpa della povera Gaia, che aveva fatto solo il suo lavoro, ma sua. Gli parve quasi di vedere lo sguardo severo del nonno. Non fidarti delle comodità, il lavoro del contadino non può essere comodo. Tutta colpa sua.

Marianna si rimise a sfogliare i carciofi e dopo un lungo sospiro pesante gli disse: “Povero Bartolomai. Mi sa che era meglio se pensavi te”.

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