Fanfiction di World of Warcraft

1.
Dicono che siamo saggi, che siamo la razza più saggia di tutta Azeroth. Ricordano il nostro capo Cairne, che la Madre Terra gli sia sempre leggera, come uno dei capi più lungimiranti ed equilibrati di tutta l’Orda, come Durotan prima di lui, come Thrall insieme a lui e come Baine dopo di lui. Raccontano del nostro amore per la natura e gli animali come se fosse una sacra devozione che solo noi sappiamo sentire, con il nostro grande cuore affondato nei nostri ampi toraci. Ci guardano camminare in mezzo a loro, il passo lento e pesante che sempre ci accompagna, con un misto di rispetto e ammirazione e cautela, come se la nostra rinomata saggezza ci rendesse in qualche modo migliori, superiori.
Sto seduta su questo sasso da un’ora, ormai, e tutto mi sento fuorché saggia, o migliore, o superiore. Mi sento confusa e stanca e dubbiosa. E se è vero che chi è saggio dubita sempre, perché la certezza assoluta è il cappio dell’arrogante, purtroppo il dubbio perenne non ha mai portato da nessuna parte. Ho imparato che quando ci si trova di fronte a una montagna, è inutile speculare su cosa potrebbe esserci al di là: bisogna cominciare a scalarla, passo dopo passo, e solo lassù in cima, dopo lo sforzo della salita, si potrà sapere se ne è valsa la pena o se è stato solo un ottimo allenamento per la scalata successiva. In entrambi i casi, l’inerzia non è mai un’opzione. L’ho sentito raccontare, me l’hanno insegnato e io dico di averlo imparato. Eppure sono qui, ferma davanti a un bivio, incapace di proseguire perché… Perché non so quale sia la cosa più saggia da fare.
2.
Sono passati mesi, ormai, dal giorno in cui ascoltai la conversazione tra Tahu Vento Saggio e Aponi Manto Chiaro. Stavo passando per caso davanti alla loro tenda a Picco del Tuono, quando colsi alcune parole che mi incuriosirono. Lo sapevo, certo, che non era educato (e nemmeno saggio) origliare una conversazione privata, ma non seppi trattenermi.
“…e allora cosa faresti – stava dicendo Tahu – se ti accorgessi che il tuo mentore non sa tutto quello che pensavi sapesse, e se ti sembrasse di poter trovare da sola una strada migliore?”
Non sentii la risposta di Aponi, ma udii distintamente il rumore di qualcosa che cadeva e si rompeva, forse una tazza o un vaso, e la guerriera Tauren che esprimeva a muggiti tutto il proprio disappunto. Era appena tornata dalla spedizione a Nordania contro il Re dei Lich, congedata perché ferita a un braccio e purtroppo inservibile sul campo di battaglia. Non eravamo amiche, non ancora, ma la vedevo spesso aggirarsi fra le tende con l’ansia di un orso in gabbia e mi dispiaceva che non fosse dove avrebbe voluto essere, a fare ciò che amava fare.
“Ah, che cosa impossibile! Non dovrei essere qui, a far niente, mentre c’è così tanto da fare là fuori. Se solo non avessi questa fasciatura… – un lungo sospiro – Comunque, quel che è fatto è fatto. E poi sei stato così bravo a curarmi, che qualcosa da fare lo troverò di certo. Anche se non sono al fronte, non significa che non possa rendermi utile in qualche modo!”
Riuscii quasi a vedere l’anello al naso del saggio Tahu sollevarsi, mentre sorrideva dell’impeto della sua giovane compagna.
“Cosa dicevi prima, Tahu? Dai, raccontami qualcosa, qualsiasi cosa, prima che impazzisca di noia!”
“D’accordo, Aponi. Stavo giusto facendo dei pensieri che mi piacerebbe condividere con te. Hai mai sentito parlare degli Elfi di Radaluna?”
“Qualche volta.”
“Gli Elfi credono in una divinità lunare, lo sapevi? Ritengono che la luce della Luna abbia un grande potere.”
“Come Mu’sha.”
“Esattamente. I parallelismi che si possono fare sono molti e interessanti. Non è un segreto che tutti i Druidi, sia gli Shu’halo che gli Elfi della Notte, possano contare sulla luce di Mu’sha.”
“Dove vuoi arrivare?”
“Mi chiedevo… Hamuul ci ha guidati con grande saggezza e io ho imparato molto da lui. Le leggende narrano che i nostri avi siano stati Druidi fin dall’inizio dei tempi…”
“Sento che stai per dire MA…”
E lo sentii anch’io.
“…ma quello che ci ha insegnato Hamuul è ciò che sapevano gli Elfi. Gli Elfi della Notte. Essi ripongono grande fiducia nella loro divinità della Luna, perché sono creature della notte. Mentre noi…”
“Pensi che i suoi insegnamenti siano sbagliati?”
“No! No, niente del genere. Egli è un anziano e per questo lo rispetto. Mu’sha è uno degli occhi della Madre Terra e ci osserva e ci protegge. Non c’è niente di sinistro in tutto ciò.”
Tahu Vento Saggio esitò, e sia io che Aponi allungammo il collo verso di lui, in attesa.
“Ma noi siamo creature che cercano l’equilibrio. I nostri Guerrieri combattono solo quando è veramente necessario. I nostri Cacciatori uccidono solo le bestie che servono al nostro sostentamento. I nostri Sciamani sono delle guide che fanno da intermediari tra noi e gli spiriti. E visto che noi Druidi abbiamo il compito di proteggere la natura, mi chiedo se non abbiamo in questi anni trascurato un aspetto chiave dell’equilibrio in tutte le cose.”
“Certo che… Hai intenzione di parlarne con i nostri anziani?”
“No, nient’affatto. Non c’è bisogno di disturbarli con i pensieri stupidi di un discepolo che ha del tempo da perdere.”
“Non mi sembrano affatto stupidi i tuoi pensieri…”
E non lo sembrarono nemmeno a me. Tanto che smisi di ascoltarli e cominciai a ragionare su quanto avevo sentito.
Per noi Shu’halo, Mu’sha è luna, la pallida e affascinante luna, e An’she è il sole in tutto il suo splendore. Mu’sha e An’she sono gli occhi di Madre Terra, l’occhio destro e l’occhio sinistro, e si inseguono instancabili nel cielo, giocando a non raggiungersi quasi mai. Tanto è importante la prima, che con l’energia arcana regola l’altezza delle maree e rende l’oscurità della notte un luogo magico e prezioso, quanto è fondamentale il secondo, che permette e rigenera la vita di tutto il mondo naturale. I nostri antenati veneravano il sole e la luna con egual devozione, sapendo bene che nell’equilibrio degli elementi risiede la loro vera forza.
Gli Elfi della Notte condividono con noi la conoscenza e la pratica del druidismo, ma nel loro stesso nome recano il marchio di ciò che ci distingue. Essi sono i kaldorei, che nella loro lingua significa “i figli delle stelle”. Sono esseri notturni, lunari. Sono devoti a Elune, che è la dea della Luna stessa. Noi mutiamo in leoni che corrono nella savana, essi in pantere che si nascondono nell’ombra. Non è l’equilibrio che i kaldorei ricercano, ma l’unione con la luna e le stelle, con la notte e il vespro. Quant’è diverso il loro druidismo dal nostro!
Tahu era allora arrivato a ipotizzare che gli insegnamenti di Hamuul Totem Runico, l’Arcidruido a capo del Circolo Cenariano, fossero stati in un certo senso distorti dal suo mentore Malfurion? Quel Malfurion, primo Elfo della Notte Druido, a sua volta discepolo di Cenarius, figlio di Elune stessa? Un insegnamento tanto prezioso, così radicato nel nostro passato, poteva davvero essere privo di una sua parte fondamentale? Da Elune, Cenarius e Malfurion, poteva Hamuul aver ereditato un insegnamento parziale, limitato, squilibrato?
“A che cosa stai pensando?” chiese Aponi a Tahu. Il suo tono preoccupato mi riscosse dai miei pensieri e ripresi ad ascoltarli.
“Sto pensando al fronte al nord, quello cui tu hai tanta voglia di tornare.”
“E cosa pensi?”
“So che ti dico che sempre che devi aver pazienza, Aponi, ma non piace nemmeno a me restare qui a far niente. Sono tempi difficili e non poter agire mi fa temere che la mia ignavia abbia preso il sopravvento. Eppure… C’è un equilibrio in tutte le cose, anche nella morte. Devo ricordarmene. È solo che odio il pensiero che siano necessari, tutto questo odio e questa distruzione…”
“Sai come si dice, amico mio, la notte è più buia subito prima dell’alba. Ma l’alba arriverà, arriva sempre. Il sole sorgerà e l’equilibrio verrà ristabilito. Anche sul ghiacciaio, il sole riuscirà a penetrare attraverso l’oscurità. Io ci credo, Tahu. Sento che ce la faremo, non importa quanto buio possa sembrare ora.”
Aponi Manto Chiaro sospirò come se il peso del mondo intero d’improvviso le fosse piombato sulle spalle.
“Solo – proseguì – preferirei essere laggiù in prima linea a combattere, invece che qui a cercare di placare il mio animo con la speranza. Come possiamo restare fermi, inattivi, limitandoci a sperare?”
“Ti capisco, sorella, ti capisco… Torneremo a combattere, un giorno. Ora, però, forse è giunto il momento di parlare anche agli altri di questi nostri pensieri. Magari, se diffondiamo la nostra fede nella speranza e nella luce, il sole tornerà a risplendere.”
“E grazie a quella speranza, a quella luce, aumentare la forza di coloro che combattono?”
“L’idea è questa… Ma… Ma tu cosa ci fai qui?!?”
Tahu si era affacciato dalla tenda un attimo e mi aveva scoperta, lì fuori, talmente assorta nel loro discorso da non premurarmi nemmeno di nascondermi mentre li spiavo.
“Non vi stavo spiando…”
“Certo che no, piccola Muu.”
“E non chiamarmi così!” Odiavo quel nomignolo che mi avevano affibbiato solo perché un giorno, in preda a una particolare noia, avevo sbuffato tanto forte da far sentire il mio muggito fin giù in valle.
Tahu rise, e capii che non mi avrebbe sgridato per averli ascoltati. Forse, anzi, colsi nel suo sguardo un bagliore di gioia, di riconoscimento, come se la mia presenza lì preannunciasse buone nuove. Un chiaro segno che la strada della Luce era stata tracciata e già qualcuno la stava seguendo… Io. E con me tanti altri. Combattenti per la speranza, per An’she, per la Luce, per l’equilibrio della natura. Quella Luce nella quale e per la quale popoli come gli Umani o i Draenei combattevano già da secoli, noi la scoprimmo allora, grazie ad Aponi Manto Chiaro che fondò il primo gruppo di Tauren Paladini, i Campioni del Sole, e grazie a Tahu Vento Saggio, ispiratore di tutti i futuri Tauren Sacerdoti.
Non lo sapevo ancora, mentre venivo fatta accomodare nella tenda insieme a loro e Tahu mi offriva una tazza di succo di melone, ma iniziò quel giorno il mio futuro da Tauren Sacerdotessa.
Oggi sarò anche confusa e stanca, ma allora mi alzavo ogni mattina con l’entusiasmo di un cucciolo che scopre nel sole e nel calore il senso dell’esistenza stessa. Tutto acquistò un senso più profondo. La Luce che ci illuminava rendeva i fiori più profumati, la brezza più piacevole, le acque dei fiumi e dei laghi più luccicanti. Fu davvero una rinascita.
Iniziai il mio addestramento a Campo Narache, sulla Mesa Nuvola Rossa, nel cuore di Kalimdor, un accampamento protetto a nord dalla nostra capitale Picco del Tuono e a sud da un’alta catena montuosa: il luogo ideale in cui apprendere come gestire un potere tanto nuovo quanto grande. Mulgore, così si chiamava allora e si chiama ancora oggi quella regione, era un lenzuolo di erba verdissima steso tra mese e fitti boschi, un paradiso naturale abitato da lupi, zampalunga e kodo. Nell’aria era costante il cinguettio degli uccelli che volavano liberi nel cielo sempre azzurro, mentre nelle acque del Lago Toro di Pietra nuotavano decine di pesciolini blu e bianchi dalle pinne arancioni. Ogni sera tornavo a riposare a Villaggio di Zoccolo Sanguinario, dove il buon vecchio locandiere Kauth mi offriva del pane di mais e del latte ghiacciato, prima che svenissi per la stanchezza. E ogni mattina saltavo giù dalla mia amaca completamente rigenerata, pronta per un’altra giornata di impegno e apprendimento. Ricordo come fosse ieri la voce profonda e dolce di Kauth che mi salutava mentre uscivo dalla locanda di corsa: “Che il sole eterno brilli sempre su di te.”
Il sole brillava e io imparavo. I miei primi lanci di Contrizione erano dei veri fallimenti: invece di un lungo e potente flusso pulsante di Luce castigatrice, dalle mie mani usciva un rivolo giallo di bagliori incerti, in grado al massimo di bruciacchiare un ceppo di legno. Ci vollero mesi per apprendere la profondità di insegnamenti che non erano mai appartenuti alla mia razza. Anni. Poi Punizione cominciò a punire davvero il nemico e la mia Parola del Potere: Scudo cominciò davvero a proteggere i miei alleati.
Accanto al potere della Luce, dovetti accettare e conoscere anche il potere dell’Ombra, perché l’una non può esistere senza l’altra, come l’instancabile insegnamento dell’equilibrio ci ricorda. Le mie Parole d’Ombra erano pavide e caduche, come se invocare l’ombra contro i nemici mi facesse temere per la mia stessa integrità. Nell’Orda avevamo già visto cosa accadeva a maneggiare poteri demoniaci e vili senza riuscire a mantenerne il controllo, avevamo sentito le storie raccontate dai nostri amici Orchi, sapevamo che la prudenza non era mai troppa quando ci si avvicinava al mondo dell’oscurità. Eppure, osammo.
3.
Oggi, qui seduta a sbuffare come nel giorno che mi valse il mio nomignolo, è a quei ricordi che mi devo aggrappare, alla scoperta che feci allora e che segnò il mio cammino: non c’è equilibrio se si esalta la luna dimenticando il sole, o se ci si aggrappa al potere salvifico della Luce dimenticando la devastante forza dell’Ombra. Devo riconoscere una volta per tutte che la cautela di fronte a poteri come Epurazione dal Male e Controllo Mentale non è codardia, ma saggezza, e la saggezza deve portare all’azione. Come non ci può essere Luce senza Ombra, così non ci può essere Supplica senza Scisma.
L’Espiazione, ora lo capisco, è l’unica strada verso la verità. Riconoscere i propri peccati e i propri punti deboli e decidere di affrontarli e superarli. E mentre curo i miei alleati, e garantisco loro immunità con i miei scudi sacri, e li purifico dalle magie e dalle malattie, sono la Contrizione e la Punizione dei miei nemici che curano veramente, profondamente, chi è dalla parte della giustizia. Perché non può esserci giustizia se non si impedisce al male di proliferare, mentre si lavora instancabilmente perché il bene sopravviva ai suoi vili attacchi.
Un’orda di demoni vuole porre fine all’esistenza di Azeroth. Che senso ha starsene qui a rivangare vecchi ricordi e astratte elucubrazioni, mentre i miei compagni dell’Orda muoiono in battaglia, immolando le loro vite per la salvezza del nostro mondo? Non è questo che Tahu Vento Saggio mi ha insegnato. La scelta più saggia da fare è quella che ci permette di fare del bene, e stare fermi davanti a un bivio non fa del bene a nessuno, soprattutto non in un momento tragico come questo. È tempo che io mi alzi, che segua risolutamente il cammino che scelsi allora, senza più dubbi o paure, il sentiero della Disciplina! È tempo che la Legione assaggi l’Ira della Luce!

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