BRINA di Aurelia Ortis (Amazon KDP) / L’ORCHESTRA RUBATA DI HITLER di Silvia Montemurro (Salani)

Per una coincidenza di quelle strane, spiegabili solo coinvolgendo l’intervento del karma (in cui da brava buddista io credo), mi sono ritrovata a leggere contemporaneamente due volumi che hanno più cose in comune di quante me ne aspettassi. Sia Marta – la protagonista del romanzo autopubblicato dall’alias di Agnese Messina, presto autrice Garzanti – sia Elsa e Adele – le protagoniste del romanzo di qualche anno fa della prolifica, già affermata e pluritradotta Montemurro – sono violiniste dalla bravura eccezionale, donne che vivono di musica e nella musica e sono esse stesse la musica che suonano.

“Suono, dunque esisto” dicono Elsa e Adele. Per Marta, muta dalla nascita, la musica è “la sua vera voce”.

Le ambientazioni sono molto diverse.
Da una parte abbiamo la storia di Elsa, moglie di un gerarca nazista incaricato di requisire tutta la musica degli ebrei, spartiti e strumenti, che intercetta il violino dell’internata Adele e con lui la sua vita, spezzata, torturata, devastata. Alla fine le verrà chiesto di suonare per Hitler, con quel violino, simbolo della disfatta e della disumanità ma a quel punto anche della possibilità di una ribellione.
Dall’altra c’è la storia di Marta, musicista sopraffina, che tra gli anni ’60 e ’70 in Italia raggiunge il successo, la fama e la ricchezza, con tutto ciò che ne consegue. Il suo vero talento, però, si dimostrerà la capacità di percepire vite che non sono più e di trasformarle in musica, ma (e qui è difficile raccontare la trama senza spoiler) soprattutto di innamorarsi al di là del tempo e dello spazio.

Sono due storie molto diverse, eppure – forse complice l’averle lette in parallelo – ho spesso sovrapposto i volti delle protagoniste. La musica che salva, che cura, che non è mai solo tecnica ma è soprattutto ispirazione e amore. La musica che rappresenta e concretizza, che esalta e annienta, che trascende ma che anche terribilmente è, qui e ora.

Due letture da non perdere, originali e scritte entrambe con grande maestria. Una scrittura che facilmente diventa musica, in entrambi i testi, a dimostrazione che la composizione è un’arte preziosa, che la si faccia con le note o con le parole.

(E ora scusatemi, ma corro a leggere il volume 2 di Brina, perché sono troppo curiosa di scoprire come va avanti!)

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