LA STAGIONE DELLE CASE VUOTE di Francesca Scotti (Hacca)

Questi non sono solo dei racconti. Sono molto di più. E molto di meno di quello che uno si aspetterebbe.

Sono dei corti. Una serie di fermo immagine, poetici, con tutti e solo i dettagli che servono. Fossero dei dipinti, sarebbero dei capilettera miniati, anzi istoriati, vere e proprie storie condensate in un unica lettera. Come guardare un seme e vederci la quercia.

Sicuramente a farmeli apprezzare tantissimo ha contribuito anche l’ambientazione spesso giapponese – che cultura profonda e che pasese meraviglioso, il Giappone! – con il suo amore per le piccole cose, le gentilezze, le sfumature. Ma anche la malinconia, il silenzio, la mancanza.

Quando ho saputo che questo libro era stato anche inizialmente proposto per il Premio Strega, ho capito che non avevo semplicemente sentito qualcosa di intimo e persona risuonare in quelle parole, ma qualcosa di universale, che interessa tutti coloro che non cercano solo trama o personaggi, ma anche senso. Soprattutto senso.

E il senso è tutto, in queste storie che non sono racconti, ma sono molto di più. E anche di meno.

Complimenti ad Hacca edizioni, che come sempre sa distinguersi.

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