L’IDIOTA DI FAMIGLIA di Dario Ferrari (Sellerio)

Il protagonista è un traduttore. Lo so, sono autoreferenziale, ma in questo caso c’è molto altro che il semplice riconoscersi nelle sue riflessioni sul tema, nel bene e nel male (ahimè, soprattutto nelle difficoltà e nel futuro incerto, incertissimo).

La maggior parte di questo “molto altro” è la bravura di Ferrari come scrittore, ma non dico niente di nuovo a chi lo conosce da “La ricreazione è finita”. Una prosa scritta con maestria, apparentemente leggera ma curatissima nella terminologia, da vero cultore della parola.

La storia è uno dei tanti ritratti dell’italica famiglia che in questi anni affollano le librerie. In questo caso, però, invece dell’apologia di un genitore eroe che è andato contro tutto e tutti in tempo di guerra, o subito dopo, abbiamo il sincero, ironico, straziante e disilluso racconto di un vecchio professore ormai reso incapace di ragionare ed esprimersi correttamente a causa dell’Alzheimer. Si ride per non piangere, va detto. Il rapporto tra padre e figlio è molto ben disegnato, profondo, sentito. Anche la sorella, gli amici e le altre comparse le ho trovate figure originali, non solo maschere ma persone, complesse e sfaccettate.

Merita un encomio a sé, e varrebbe forse da sola la lettura di tutto il resto, la descrizione di come e perché l’anziano metta la parola “stronzo” ovunque, in qualsiasi frase e contesto. Quanta invidia.

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