PUGNI AL CIELO di Massimo A. Prisco (Amazon KDP)

Ci sono romanzi che ti riconciliano con il mondo dell’autopubblicazione. Questo è uno di quei casi. Assolutamente.

Il protagonista è Ray Sullivan, commesso di un piccolo supermercato di periferia con il sogno di fare lo scrittore. “…così si era ritrovato a scrivere sempre di meno e a cercare di vivere sempre di più, finendo incastrato nella realtà. E fu proprio quella realtà a bloccargli la fantasia.”

Ma lo è anche New York, raccontata benissimo, con lunghi pianosequenza dal respiro cinematografico. E non temo di scomodare nomi come DeLillo o Auster per spiegare quanto sembri di essere lì, in quella folla di individui tutti diversi ma tutti così profondamente americani. “La città che non dorme mai stava per accogliere una nuova giornata. Le bandiere a stelle e strisce, ghiacciate nel buio della notte, stavano immobili sopra gli ingressi delle case residenziali del Queens. […] I camion della nettezza urbana sbuffavano nuvolette tossiche nell’aria gelida del mattino, i vagoni della metro correvano già senza sosta sotto i loro piedi, il vento dall’Hudson portava con sé il fischio di un traghetto, che si allontanava chissà dove. Una pagina del Times svolazzò per aria, facendo un paio di giravolte sull’asfalto e fermandosi contro la Volkswagen scassata di Mel e Ray, che stava ancora dormendo.”

Ma protagonista è anche la storia d’amore tra Ray e Mel, unica e insieme banale, come lo sono tutte le storie d’amore, dove ci si ama ma ci si lascia, ci si pensa ma intanto si vive un’altra vita, e alla fine è il destino a decidere se ci si potrà ritrovare. “Gli era bastato un secondo per amarla una vita, e non era mai riuscito a dirglielo veramente, se non scrivendolo tra le pagine dei suoi libri.”

Tra una rapina e un incontro, tra tanti personaggi e dettagliati scorci storici, Prisco inserisce molte divagazioni, pensieri e riflessioni che ci raccontano una filosofia fatta di sogni concreti, attenta alle piccole cose, ostinatamente illusa che la vera felicità debba esistere, da qualche parte. Sono queste digressioni probabilmente la parte più bella, le parole che rimangono impresse sottopelle quando, sconvolti dal finale del romanzo, lo si chiude e si resta lì a bocca aperta e occhi umidi.

“E in fondo, con le frasi pensate e non dette ci si potrebbe scrivere dei libri, pure tra i migliori.”

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