Un romanzo non per tutti, ma che sarebbe bello se lo fosse.
Uno sforzo intellettuale che può sembrare lento e macchinoso, molto lontano dall’esperienza immersiva e coinvolgente che un lettore si aspetta da un romanzo la cui trama è “Nella Cina della Rivoluzione culturale, un progetto militare segreto invia segnali nello spazio cercando di contattare intelligenze aliene. E ci riesce.” Eppure, o forse proprio per questo suo essere indifferente a ciò che l’editoria ci dice piaccia leggere al lettore occidentale medio di oggi, un capolavoro del genere, una pietra miliare imperdibile. Tra le altre cose, Premio Hugo nel 2015.
Nello specifico, questo è il primo romanzo della trilogia “Memoria del passato della Terra”, un’opera che ha una scala narrativa grandiosa, che va dal semplice dialogo tra due esseri umani fino a milioni di anni di vita della galassia intera. Una riflessione filosofica ed esistenziale di una profondità tale che è quasi impossibile da spiegare, e chissà quante cose mi sono persa anch’io! Per dire: ho trovato spettacolare la descrizione del funzionamento di un computer fatta con le persone, un esercito di milioni di individui che “interpretano” chip, memorie, bus e connessioni logiche, però ecco… magari la parte spettacolare non doveva essere la coreografia in sé.
Perché di fatto è vero che la scrittura per lo più manca di pathos. Non sarà un caso che il genere letterario a cui appartiene l’opera sia la “hard science fiction”. Hard: dura, difficile, ostica. Si parla di questioni di astronomia, fisica quantistica, cosmologia, matematica, ma anche sociologia e strategia militare, il tutto con estremo rigore scientifico. Poca o nessuna rilevanza hanno l’arco evolutivo ed emotivo dei personaggi o l’aspetto dettagliato degli agognati alieni trisolariani.
Lettori avvisati, recensioni ridicole risparmiate.
