NORWEGIAN F**K di Are Kalvø (Baldini+Castoldi)

Io e le altre tre, forse quattro persone che hanno letto questo libro, ci siamo fatte delle grasse risate, al pensiero di un norvegese che sfancula la natura, perché è un po’ come se un italiano sfanculasse la pasta.

Io amo la Norvegia, ho studiato la sua lingua e la sua letteratura, ci avrei volentieri vissuto (mi fossi fermata lassù a vent’anni con l’Erasmus, non sarei più tornata indietro!) ma a volte i norvegesi sanno essere davvero troppo… novergesi.

Chi dice Norvegia dice paesaggio, fiordi, montagne, ghiaccio, alci e salmoni, ma non dovrebbe essere per forza così. Almeno, non per la sarcastica e disillusa voce che ci racconta le sue opinioni in merito in questo dissacrante libretto.

Furioso con i suoi amici che hanno iniziato a disertare il pub per andare a passeggiare nei boschi, Kalvø ci rassicura che non siamo soli a pensare che tutto questo energico salutismo, questa passione senile per i luoghi silenziosi e incontaminati, questa smania di fotografare e postare panorami e sorrisi sudati su Instagram… sinceramente, hanno un po’ stancato. Che si tratti di fiordi o di rocce alpine, aggiungo io.

Ben venga allora l’elogio dell’essere controcorrente. Una volta ogni tanto, ci sta. Sarà anche che io il silenzio e la pace li ho subito fuori dalla finestra di casa, e quindi non ho bisogno di cercarli scalando vette, ma in molti sfoghi di questo strano monologo sopra le righe mi ci sono proprio ritrovata. Sarà stato catartico scriverlo, è stato catartico leggerlo. E riderne.

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