Un altro modo di vivere, un’altra risposta alla stessa domanda, un altro orizzonte da ammirare, un altro passo nella direzione giusta.
Un’altra storia è sempre possibile.


L’incontro tra letteratura e videogiochi, due linguaggi capaci di creare storie, personaggi e mondi da attraversare. Dalla narrativa interattiva alle scelte del giocatore, come la pagina diventa schermo e il lettore parte attiva del racconto, tra immaginazione, esplorazione e nuove forme di storytelling.
A prima vista, libri e videogiochi possono sembrare due mondi molto distanti. Da una parte la pagina scritta, affidata all’immaginazione del lettore; dall’altra lo schermo, le immagini, i suoni e l’interazione. Eppure, entrambi costruiscono storie, personaggi e mondi nei quali immergersi.
E, soprattutto, entrambi chiedono a chi legge o gioca di prendere parte al racconto.
Il videogioco ha reso questa partecipazione particolarmente evidente. Chi gioca non si limita a osservare ciò che accade: esplora, sceglie, agisce e, in alcuni casi, contribuisce a determinare lo sviluppo e la conclusione della storia. Il lettore diventa così anche giocatore, mentre il racconto si trasforma in uno spazio da attraversare.
Dall’oralità alla scrittura, dai libri-game agli universi espansi, la narrazione ha sempre cambiato forma insieme ai mezzi che la ospitano. Ma, come hanno mostrato Barthes, Iser ed Eco, il significato dell’opera emerge sempre dalla cooperazione: chi legge non riceve passivamente un senso già compiuto, ma colma vuoti, formula ipotesi e attualizza possibilità. Il videogioco, allora, rende questa stessa agency anche operativa, affidando a chi gioca scelte, azioni e percorsi entro un sistema di regole.
Attraverso opere come Assassin’s Creed, The Witcher, Elden Ring, Baldur’s Gate 3 e Disco Elysium, il saggio ricostruisce gli scambi tra pagina e schermo, seguendo romanzi diventati videogiochi, videogiochi diventati romanzi e storie capaci di attraversare media diversi. Una prospettiva che rinnova l’intuizione di Huizinga: il gioco non è l’opposto della cultura, ma una delle sue condizioni.
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“L’arte di scrivere storie sta nel saper tirar fuori
da quel nulla che si è capito della vita
tutto il resto;
ma finita la pagina si riprende la vita
e ci s’accorge che quel che si sapeva
è proprio un nulla.“
Italo Calvino

Classe 1977, la generazione X di Ambra Angiolini. Sono cresciuta a “Du’ gust is megl che uan” e Beverly Hills 90210, ho giocato a Snake sul Nokia 3310 e incollato i cuori adesivi di Cioè sulla Smemoranda…
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